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sabato 15 febbraio 2014

Marzotto si Autosospende da Cavaliere: Cacciate Berlusconi



Marzotto si autosospende da Cavaliere: cacciate Berlusconi

 Il conte Pietro Marzotto non ha il dono della diplomazia. E alla sua età - 76 anni - nemmeno più quello delle convenienze. Così, qualche giorno fa, ha garbatamente scritto al presidente dei Cavalieri del Lavoro del Triveneto, Alessandro Favaretto Rubelli, chiedendo che sia applicata con sollecitudine la revoca dal cavalierato «per indegnità» a carico del Cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi, dichiarato decaduto dalla carica di Senatore della Repubblica lo scorso novembre a seguito della condanna penale definitiva. Nell’attesa, l’imprenditore di Valdagno ha informato il presidente che intende «autosospendersi» dall’ordine cavalleresco, non partecipando più ad alcuna attività e pregando l’associazione di astenersi da ogni comunicazione che riguardi l’attività dell’ordine. Contestualmente, ha chiesto che di questa sua decisione ne fossero messi a conoscenza i 62 «colleghi» cavalieri del Triveneto.

Cavalieri contro. Cavalier Marzotto contro cavalier Berlusconi, dunque: con il primo, erede di una dinastia che ha dato due deputati del Regno d’Italia (Gaetano e Vittorio Emanuele, ciascuno per quattro legislature) ma soprattutto una delle fabbriche più importanti d’Italia, deciso a non confondere il proprio titolo con quello dell’imprenditore televisivo quattro volte presidente del consiglio e poi dichiarato decaduto dal Senato dopo la condanna penale definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale.

Più che una guerra di principio, una battaglia di stile. Con il nato ricco Marzotto, quinta generazione di industriali, che non ha mai amato Berlusconi, cresciuto dal nulla non senza qualche spintarella compiacente e diventato icona dell’Italia cafona.

La federazione. «Pietro Marzotto è piuttosto impulsivo, ma indubbiamente non ha tutti i torti in quello che dice – commenta Alessandro Favaretto Rubelli, presidente della Federazione dei cavalieri del lavoro del Triveneto –. La procedura non compete alla federazione triveneta, ma è di competenza del Consiglio nazionale dei cavalieri del lavoro, presieduto dal ministro per lo Sviluppo economico. Sul tema abbiamo interpellato, per canali diplomatici, anche il Quirinale, che ci ha appunto risposto che la proposta di revoca deve essere promossa dal consiglio nazionale e poi essere ratificata da un Decreto del Presidente della Repubblica. Purtroppo è vero quel che dice Marzotto: questo tipo di procedura è sempre stata usata con molta cautela e prudenza, negli anni non ho ricordi di revoca applicate in tempi rapidi. L’ultima è quella di Calisto Tanzi, giunta nel 2010, alcuni anni dopo il caso Parmalat. Ritengo che in questo caso, a maggior ragione per il ruolo politico che riveste il cavalier Berlusconi, l’ordine userà ancora più cautela. La verità, semplicemente, è che la procedura è in corso ma a Roma non hanno molta voglia di mandarla avanti, per ragioni che tutti noi possiamo intuire».

La lettera di Pietro Marzotto - che non commenta, è a caccia all’estero con gli amici di sempre - è circolata nei giorni scorsi negli ambienti imprenditoriali che ruotano attorno all’ordine al merito del Lavoro che ogni anno sforna 25 nuovi insigniti nominati dal Presidente della Repubblica: nel Veneto ne fanno parte tra gli altri Gilberto e Alessandro Benetton, Aldo Tognana e Teofilo Sanson, Bepi Stefanel e Renzo Rosso. E naturalmente ha sollecitato più d’una reazione. L'ordine. L’ordine cavalleresco al merito del lavoro, fondato da Vittorio Emanuele III nel 1901, è concesso ai cittadini benemeriti che abbiano dato lustro alla nazione in campo imprenditoriale; i requisiti richiesti sono quelli di una «specchiata condotta civile e sociale», «aver adempiuto agli obblighi tributari», non aver svolto attività «lesive della economia nazionale» e aver dato continuità a questi requisiti per «almeno vent’anni». «Incorre nella perdita dell’onorificienza l’insignito che se ne renda indegno».

La revoca di Silvio Berlusconi, «il Cavaliere» per antonomasia (il titolo gli fu assegnato nel 1977 a seguito delle sue attività immobiliari) rischia di gettare una nuova insidia nel cammino del dialogo tra le forze politiche. La procedura, formalmente, deve essere essere promossa dal Consiglio nazionale dei cavalieri del lavoro, presieduto per legge dal Ministro per lo Sviluppo Economico. Nella fattispecie, dal ministro padovano Flavio Zanonato. Che potrebbe convocare a breve questo plenum anche per discutere della «sollecitazione» promossa dall’industriale di Valdagno. «Spero che la procedura si possa chiarire al più presto, in modo da rassicurare i nostri Cavalieri» conclude Alessandro Favaretto Rubelli.

Chi è Pietro Marzotto. Nato a Valdagno l’11 dicembre 1937, figlio di Gaetano junior e Margherita Lampertico. Laureato in Giurisprudenza, dal 1972 è stato amministratore delegato e poi vicepresidente del gruppo tessile di Valdagno. Dal 1982 al 1998 è stato presidente del gruppo, ma anche presidente degli industriali di Vicenza e vicepresidente di Confindustria, nonché presidente dell'"Associazione dell'Industria Laniera Italiana". Nel 1985 è stato nominato Cavaliere del lavoro. Dal 2004 ha lasciato tutte le quote di Marzotto, rompendo anche i ponti con la cittadina che ha dato i natali al gruppo, un secolo e mezzo prima, nel 1836 per opera del capostipite Luigi. Dal 2000 al 2012 è stato presidente della Fondazione Marzotto, ente morale che gestisce asili nido, scuole materne e case di riposo. Vive appartato a Pramaggiore con la terza moglie, Anna Maria Agosto, sposata nel 2009. Ha quattro figli: Marina, Umberto, Italia e Pier Leone.


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